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Parlamento Europeo

Signor Presidente, onorevoli colleghi, non è la prima volta che ci troviamo a dover discutere della preoccupante situazione delle persone LGBTQI in Cecenia. Da oltre un anno, infatti, ci arrivano notizie allarmanti di detenzioni arbitrarie, torture, uccisioni, fughe forzate, richieste d'asilo in Europa.
Questo Parlamento ha lanciato infatti l'allarme già in varie forme, con l'impegno anche di Federica Mogherini, accanto a istituzioni come il Consiglio d'Europa, l'OSCE, le principali ONG internazionali, così come ILGA, AllOut, Certi Diritti e altre organizzazioni. Non ci stanchiamo di chiedere al governo russo di avviare una vera e propria indagine indipendente, non lasceremo che si nasconda la vicenda sotto un tappeto, non posso non ricordare gli attivisti, a partire da Yuri Guaiana, che sono stati bloccati e trattenuti nel momento in cui portavano in Russia una petizione internazionale con due milioni di firme, che chiedeva proprio di avviare questa indagine.

Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Presidente Museveni ha da molti anni perpetrato azioni di repressione nei confronti dell'opposizione. Miei coetanei e amici, attivisti politici, dei giovani democratici ugandesi – penso alla deputata Brenda Nabukenya, a Sam Muyizzi, a tanti altri attivisti – sono stati detenuti e torturati in questi anni.

Oggi con la scioccante vicenda di Bobi Wine, la detenzione sistematica di giornalisti e l'uccisione di Yasin Kawuma, vediamo un ulteriore peggioramento, un ulteriore degrado dello Stato democratico e di diritto.

Io credo sia necessario agire oggi. Noi abbiamo programmi europei, penso più specificamente anche alla cooperazione allo sviluppo legata all'assistenza di bilancio, che devono essere condizionati davvero al rispetto dei diritti umani. Non possiamo accettare che l'Europa si faccia complice, in maniera indiretta, di abusi crescenti nei confronti della popolazione e nei confronti del mondo democratico ugandese.

Signor Presidente, onorevoli colleghi, il futuro della mobilità deve fondarsi su alcuni principi cardine non negoziabili: accessibilità per tutti i cittadini, transizione verso un sistema sostenibile, ricerca scientifica di settore di altissima qualità, e a mio parere, in via prioritaria, i massimi standard di sicurezza dei trasporti e delle infrastrutture.

Credo che assurde tragedie come quella del crollo del ponte autostradale Morandi nella mia regione, la Liguria, ci obblighino davvero a una seria riflessione. È necessario garantire che adeguate risorse, sia europee che nazionali, siano messe in campo per progetti all'avanguardia, che siano parte fondante di una strategia sulla mobilità al passo con lo sviluppo tecnologico e con le sfide della globalizzazione e del cambiamento climatico.

È inoltre necessario che l'impatto della transizione nei trasporti si accompagni davvero a un investimento nelle competenze dei lavoratori del settore. Questa trasformazione del settore e della produzione e del consumo della mobilità deve essere un'opportunità, non una minaccia o un danno. Credo che dipenda molto da noi.

Signor Presidente, onorevoli colleghi, è stato un onore contribuire in prima persona alla creazione del corpo europeo di solidarietà, insieme alla collega Trüpel e a tutti i colleghi. Certamente sono stati mesi di intensi negoziati con il Consiglio e con i colleghi di tutti i gruppi politici. Sono però fiero del risultato ottenuto, perché è la dimostrazione della capacità dell'Europa di proporre soluzioni concrete e innovative alle sfide del presente.

Il corpo europeo di solidarietà permetterà a migliaia di ragazze e ragazzi di mettersi al servizio delle persone che più hanno bisogno e per il bene comune. Una piattaforma, quindi, per azioni di volontariato, tirocini, posti di lavoro. Sono certo che sarà un successo, perché è con l'energia e l'entusiasmo dei giovani che possiamo riuscire a costruire un'Europa migliore, più giusta, più solidale.

Bruxelles, seduta della Commissione Esteri del Parlamento Europeo del 10 luglio 2018

Benifei ha presentato oggi, come relatore, la sua proposta di Bilancio dell’UE 2019 per quanto attiene alla competenza della Commissione Affari Esteri. 
"Nella posizione espressa dal Consiglio permane la cattiva abitudine degli Stati Membri di spingere per il taglio di risorse su partite anche strategiche per un’idea miope e solo “contabile” dell’azione esterna europea. Noi riteniamo invece che l’Unione debba avere risorse adeguate per l’azione politica e diplomatica.