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Parlamento Europeo

Signor Presidente, onorevoli colleghi, da federalista europeo convinto, non posso che essere felice che finalmente si parli seriamente di passi concreti verso una difesa europea comune, come il Parlamento chiede da molti anni. Certo, ci sono voluti eventi dirompenti come la Brexit, la vittoria di Trump negli Stati Uniti, il deterioramento della sicurezza nei teatri geopolitici a noi vicini, persino la sfida della crisi dei rifugiati, per mostrare ancora più chiaramente che l'Unione non può perseguire completamente i propri interessi esterni e lavorare per la pace, la sicurezza, se non si dota di strumenti precisi. Penso in particolare alle forze multinazionali, realizzabili grazie alla cooperazione strutturata permanente, che possono essere messe a disposizione della politica di sicurezza e difesa comune, come peraltro già previsto dal trattato di Lisbona.

Signora Presidente, onorevoli colleghi, la garanzia per le competenze è certamente una buona idea, perché parte dall'identificazione di un problema molto serio e allo stesso tempo molto pratico.
Le nostre società stanno cambiando a un ritmo elevatissimo, spinte dalla globalizzazione e dall'evoluzione delle nuove tecnologie. Questo fenomeno, che sta spiazzando la politica, che fatica a governarlo, si sta tramutando in maniera evidente in uno spiazzamento anche della forza lavoro, non solo in termini delle competenze necessarie per svolgere nuove tipologie di impiego, ma anche nel campo dei diritti e dei rapporti lavorativi.

Signora Presidente, onorevoli colleghi, i cittadini non udenti, sordo-ciechi e ipoudenti devono avere accesso alle stesse informazioni e comunicazioni di qualsiasi altro cittadino, sotto forma di interpretazione della lingua dei segni, sottotitolazione, conversione del parlato in testo e/o forme alternative di comunicazione, compresi gli interpreti.
Questo è un diritto inalienabile di oltre un milione di utilizzatori europei delle lingue dei segni, non udenti e di altri 51 milioni di cittadini ipoudenti. Parliamo della possibilità di condurre una vita autonoma, ricevere un'istruzione inclusiva e di qualità, aumentare l'occupabilità, vedersi garantito il diritto alla salute, l'accesso equo alla giustizia. Parliamo della possibilità di partecipare attivamente ai processi politici e democratici, nonché creare e scambiare cultura.

Strasburgo, seduta plenaria del Parlamento Europeo del 26 ottobre 2016

Signora Presidente, onorevoli colleghi, dopo che un anno e mezzo fa in questa stessa Aula constatavamo con amarezza la mancanza di una posizione ufficiale del Parlamento sulla Conferenza di revisione del trattato di non proliferazione, finalmente ora il Parlamento si esprime con una risoluzione, per la prima volta condivisa dalle maggiori forze politiche, per dare al nostro Alto rappresentante un mandato chiaro per intervenire nel dibattito sul disarmo e sulla non proliferazione, giunto in una fase molto delicata.

Strasburgo, seduta plenaria del Parlamento Europeo del 15 settembre 2016

Signor Presidente, onorevoli colleghi, ieri mattina il presidente Juncker ha affermato che, a dispetto dei miglioramenti, pur incoraggianti, la questione dell'occupazione rimane prioritaria in tutta Europa. Ma non può esistere una solida crescita occupazionale se non si lotta anche contro le discriminazioni nell'accesso al lavoro e sul posto di lavoro.
A 15 anni dall'entrata in vigore della direttiva per la parità di trattamento in materia di occupazione e condizioni di lavoro, il tasso di disoccupazione delle persone con disabilità è ancora quasi doppio rispetto a quello relativo alla popolazione generale. Dopo la sua adozione da parte dell'Unione, la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità fornisce buone basi per la definizione del concetto stesso della disabilità nonché per i concetti di progettazione universale degli spazi fisici e di soluzioni ragionevoli adeguate. Inoltre, un ritorno economico importante è possibile con gli investimenti in accessibilità oltre che un guadagno in termini di inclusione sociale.
Dunque è necessario che gli Stati membri facciano molto di più per rendere appetibili queste soluzioni ragionevoli che già esistono.