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Parlamento Europeo

Signora Presidente, onorevoli colleghi, ringrazio il vicepresidente Timmermans.
Il programma di lavoro di cui discutiamo è più breve, data l'imminente scadenza elettorale, ma il lavoro da fare è ancora moltissimo, in particolare vediamo l'incapacità dei leader europei riuniti nel Consiglio di trovare soluzioni comuni, vediamo dossier bloccati, vediamo l'incapacità dell'Europa di far avanzare un'agenda politica e legislativa.

Signor Presidente, onorevoli colleghi, è assolutamente urgente che l'Unione europea moltiplichi il suo sostegno alle autorità locali e regionali sul tema migranti.

Come relatore della relazione sull'inclusione sociale e lavorativa dei rifugiati approvata qui nel luglio 2016, avevo sottolineato l'insufficienza dei fondi disponibili e la necessità di risorse aggiuntive per fornire alle autorità locali, ai sindacati, alle imprese, alla società civile, un sostegno finanziario diretto per i progetti in questo campo. Concetto che ho ribadito nel mio parere in commissione occupazione sulla relazione ad interim del bilancio pluriennale e anche nel nuovo Fondo sociale europeo Plus su cui ho presentato emendamenti per finanziare direttamente progetti nel campo dell'inclusione dei migranti, sviluppati da città e organizzazioni locali.

Signora Presidente, onorevoli colleghi, è fondamentale insistere per strumenti europei per combattere la povertà e l'esclusione sociale più forti.

La povertà e l'esclusione sociale sono ancora a livelli allarmanti oggi in Europa. Il Partito Democratico, il gruppo dei Socialisti e Democratici sono da anni in prima linea su questa battaglia con proposte come l'assicurazione europea contro la disoccupazione, la direttiva quadro per le misure di sostegno al reddito.

Speravo, però, devo dire di avere con questo dibattito promosso dai colleghi del Movimento 5 Stelle una maggiore specificità nelle proposte che riguardano il cosiddetto reddito di cittadinanza, perché non ho ancora mai visto un testo, non c'è un decreto, non abbiamo nemmeno il documento di economia e finanza, oggi, disponibile.

Signor Presidente, onorevoli colleghi, non è la prima volta che ci troviamo a dover discutere della preoccupante situazione delle persone LGBTQI in Cecenia. Da oltre un anno, infatti, ci arrivano notizie allarmanti di detenzioni arbitrarie, torture, uccisioni, fughe forzate, richieste d'asilo in Europa.
Questo Parlamento ha lanciato infatti l'allarme già in varie forme, con l'impegno anche di Federica Mogherini, accanto a istituzioni come il Consiglio d'Europa, l'OSCE, le principali ONG internazionali, così come ILGA, AllOut, Certi Diritti e altre organizzazioni. Non ci stanchiamo di chiedere al governo russo di avviare una vera e propria indagine indipendente, non lasceremo che si nasconda la vicenda sotto un tappeto, non posso non ricordare gli attivisti, a partire da Yuri Guaiana, che sono stati bloccati e trattenuti nel momento in cui portavano in Russia una petizione internazionale con due milioni di firme, che chiedeva proprio di avviare questa indagine.

Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Presidente Museveni ha da molti anni perpetrato azioni di repressione nei confronti dell'opposizione. Miei coetanei e amici, attivisti politici, dei giovani democratici ugandesi – penso alla deputata Brenda Nabukenya, a Sam Muyizzi, a tanti altri attivisti – sono stati detenuti e torturati in questi anni.

Oggi con la scioccante vicenda di Bobi Wine, la detenzione sistematica di giornalisti e l'uccisione di Yasin Kawuma, vediamo un ulteriore peggioramento, un ulteriore degrado dello Stato democratico e di diritto.

Io credo sia necessario agire oggi. Noi abbiamo programmi europei, penso più specificamente anche alla cooperazione allo sviluppo legata all'assistenza di bilancio, che devono essere condizionati davvero al rispetto dei diritti umani. Non possiamo accettare che l'Europa si faccia complice, in maniera indiretta, di abusi crescenti nei confronti della popolazione e nei confronti del mondo democratico ugandese.