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Parlamento Europeo

Seduta della Commissione Esteri del Parlamento Europeo del 21 gennaio 2019

Seduta della Commissione Esteri del Parlamento Europeo del 21 gennaio 2019

Il nuovo Fondo sociale europeo ha un compito essenziale: trasformare credibilmente il pilastro europeo dei diritti sociali in norme e risorse concrete, utili alla vita quotidiana dei cittadini europei. Per questa ragione, sono orgoglioso di aver contribuito con i miei emendamenti a rafforzare il testo della Commissione europea, con miglioramenti concreti sul tema del lavoro, della formazione e della lotta alla povertà e all’esclusione sociale.

Le risorse per la garanzia per i giovani saranno aumentate, così come quelle per le nuove competenze digitali, nonché le percentuali da destinare ai programmi di inclusione sociale e al Fondo di aiuti europei agli indigenti. Abbiamo dato centralità alle persone con disabilità per garantire l'accesso a servizi di alta qualità, al lavoro, all'educazione e alla formazione. Il nuovo Fondo sociale potrà finalmente cofinanziare misure di sostegno al reddito, come ad esempio il reddito d'inclusione introdotto poco tempo fa in Italia. Abbiamo esteso il fondo EaSI per l'innovazione sociale, permettendo, come ci chiedevano da tempo, l'accesso diretto dalle autorità locali e dalle organizzazioni del terzo settore ai fondi europei, per finanziare programmi di integrazione a livello locale.

Signor Presidente, onorevoli colleghi, il mondo da una parte sembra proseguire il cammino verso il disarmo e la non proliferazione dopo la storica approvazione del Trattato sulla messa al bando delle armi nucleari, votato da 122 paesi e in via di ratifica, trattato che peraltro questo Parlamento ha sostenuto formalmente con una risoluzione del 2016. Prende sempre più piede l'approccio umanitario alle armi nucleari, le cui conseguenze anche per chi le detiene possono essere davvero terribili.

Signora Presidente, onorevoli colleghi, il Quadro finanziario pluriennale misura il livello di ambizione e dunque dell'efficacia delle politiche dell'Unione per i prossimi sette anni. Credo che non possiamo più permetterci di porci grandi obiettivi – penso all'Agenda 2020 – per poi non mettere le risorse necessarie per perseguire questi obiettivi. Se continueremo su questa strada, frustreremo le ambizioni dei cittadini, le aspettative dei nostri concittadini europei, e faremo un pessimo servizio all'Europa.