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Signor Presidente, onorevoli colleghi, è stato un onore contribuire in prima persona alla creazione del corpo europeo di solidarietà, insieme alla collega Trüpel e a tutti i colleghi. Certamente sono stati mesi di intensi negoziati con il Consiglio e con i colleghi di tutti i gruppi politici. Sono però fiero del risultato ottenuto, perché è la dimostrazione della capacità dell'Europa di proporre soluzioni concrete e innovative alle sfide del presente.

Il corpo europeo di solidarietà permetterà a migliaia di ragazze e ragazzi di mettersi al servizio delle persone che più hanno bisogno e per il bene comune. Una piattaforma, quindi, per azioni di volontariato, tirocini, posti di lavoro. Sono certo che sarà un successo, perché è con l'energia e l'entusiasmo dei giovani che possiamo riuscire a costruire un'Europa migliore, più giusta, più solidale.

Non ci faremo avvelenare dall'odio e dall'intolleranza che impregnano le parole e le azioni delle forze xenofobe e nazionaliste. Non cadremo nella trappola di chi vuole smantellare più di mezzo secolo di scambi fra i nostri paesi, scambi prima di tutto culturali, umani, di valori – il contrario di un programma – e di idee fondate sull'odio fra le persone e sul contrasto a un'idea di Europa solidale, l'idea di esponenti politici che purtroppo conosciamo anche nel mio paese, come il ministro Salvini. È proprio su valori umani e culturali opposti che si poggia invece il corpo europeo di solidarietà, che adesso richiede il coinvolgimento di tutti gli attori europei, nazionali, sociali e istituzionali per massimizzare il suo impatto.

Fin dalle fasi iniziali della discussione mi sono battuto affinché il programma rimanesse il più inclusivo possibile, permettendo a tutti i giovani europei di potervi prendere parte, indipendentemente dal loro paese di origine, dalle loro esigenze personali, dalla condizione economica familiare, con un'attenzione particolare ai giovani con disabilità. Era fondamentale garantire principi di pari opportunità, il rispetto di criteri sulla qualità delle offerte date, la possibilità di affiancare a un percorso di volontariato – centrale nel programma – anche una serie di misure per il lavoro, con un'adeguata remunerazione e condizioni contrattuali garantite.

Questo cosiddetto strand occupazionale del programma permetterà di creare delle partnership con diversi attori socioeconomici, come le piccole e medie imprese, le camere di commercio, le imprese sociali e le cooperative, ampliando allo stesso tempo lo spettro delle azioni possibili al suo interno. Era necessario separare meglio le azioni di volontariato dal lavoro rispetto alla proposta iniziale della Commissione e ritengo che debba essere sempre considerato il lavoro come tale, quindi retribuito come tale.

Il testo che approveremo domani fornisce garanzie importanti su questo fronte. Sono lieto di vedere le mie proposte diventate parte del nuovo programma. Vorrei che il corpo europeo di solidarietà si dimostrasse capace, quindi, di diventare un potente mezzo di coesione sociale, anche intergenerazionale, uno strumento che, insieme a Erasmus e al Fondo sociale, sia in grado di aiutare le tante organizzazioni che si battono per fare del bene dove c'è più bisogno, soprattutto tante organizzazioni giovanili. Uno strumento, ad esempio, che in situazioni drammatiche, come nel caso del crollo del ponte Morandi a Genova, che abbiamo ricordato proprio oggi, permetta di attivare le ragazze e i ragazzi di tutta Europa che vogliono rimboccarsi le maniche per dare una mano, come già è stato fatto nella fase sperimentale anche a Norcia. Insomma, un esempio tangibile di un'Europa solidale. L'Europa solidale è l'Europa del futuro.