Stampa

Strasburgo, seduta del Parlamento Europeo del 5 luglio 2017

Signor Presidente, onorevoli colleghi, da molti anni la questione della sede unica viene discussa proprio in quest'Aula, e da molti anni questo Parlamento si esprime per superare la situazione attuale che ci obbliga a dividere il nostro lavoro tra due sedi.

Bisogna evitare, però, un facile errore: quello di svuotare del profondo significato storico le ragioni che hanno portato la sede ufficiale della nostra Istituzione qui a Strasburgo, la città al confine, simbolo della pace. Oggi però la situazione storica è diversa rispetto a molti decenni fa: l'Istituzione che rappresenta i cittadini europei non può più cadere vittima della logica intergovernativa dei veti incrociati tra gli Stati.

Oggi ha il dovere di emanciparsi, richiedendo con forza una riforma dei trattati che non solo ci permetta di decidere dove riunirci, ma che permetta finalmente di cambiare indirizzo – io dico in senso federalista – alle strutture e alle politiche della nostra Unione per superare le innumerevoli impasse che danneggiano i cittadini europei nei campi della politica economica, sociale, di azione esterna comune, ancora prima e ben più della questione pur importantissima della nostra sede comune.