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Parlamento Europeo

Strasburgo, seduta del Parlamento Europeo del 14 febbraio 2017

Strasburgo, seduta del Parlamento Europeo del 14 febbraio 2017

Strasburgo, seduta plenaria del Parlamento Europeo del 14 dicembre 2016

 

Signora Presidente, onorevoli colleghi, con i colleghi del gruppo dei Socialisti e democratici abbiamo recentemente inviato una lettera ai tre presidenti, Juncker, Dijsselbloem e Draghi, sulla questione della contrattazione collettiva in Grecia, a seguito della messa in atto del memorandum. Una situazione assolutamente spiacevole, che di fatto ha costretto il governo greco a decentralizzare svuotando di valore il sistema di contrattazioni collettive nel paese.

Strasburgo, seduta plenaria del Parlamento Europeo del 13 dicembre 2016

Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi si conclude il lungo lavoro portato avanti in questi ultimi anni dal Parlamento europeo, in stretta collaborazione con l'Organizzazione internazionale del lavoro, per estendere l'accordo di partenariato e cooperazione con l'Uzbekistan al commercio dei prodotti tessili.
Sono orgoglioso di aver seguito per il gruppo S&D in commissione esteri quello che possiamo considerare un caso positivo di cooperazione tra Unione europea e un paese terzo, per quanto riguarda l'affermazione dei diritti umani attraverso la nostra politica commerciale. Grazie alle pressioni del Parlamento europeo, con la graduale apertura delle autorità uzbeke a partire dal 2013, infatti, il grave problema del lavoro minorile è stato sostanzialmente eliminato in relativamente poco tempo, mentre significativi passi in avanti, anche se non ancora sufficienti, sono stati compiuti contro il ricorso al lavoro forzato.

Signor Presidente, onorevoli colleghi, da federalista europeo convinto, non posso che essere felice che finalmente si parli seriamente di passi concreti verso una difesa europea comune, come il Parlamento chiede da molti anni. Certo, ci sono voluti eventi dirompenti come la Brexit, la vittoria di Trump negli Stati Uniti, il deterioramento della sicurezza nei teatri geopolitici a noi vicini, persino la sfida della crisi dei rifugiati, per mostrare ancora più chiaramente che l'Unione non può perseguire completamente i propri interessi esterni e lavorare per la pace, la sicurezza, se non si dota di strumenti precisi. Penso in particolare alle forze multinazionali, realizzabili grazie alla cooperazione strutturata permanente, che possono essere messe a disposizione della politica di sicurezza e difesa comune, come peraltro già previsto dal trattato di Lisbona.